-Mubariz Huseyinkhanov è un meccanico di 36 anni, vive e lavora nel villaggio di Kayidish, regione del Fizuli, (Azerbaijan), è sposato ed ha un figlio. Ha bisogno di un finanziamento di 800 dollari, con i quali acquisterà pezzi di ricambio necessari per il suo lavoro, e che si impegna a restituire in un periodo di 12-16 mesi. Per ora, attraverso Kiva.org e Komak Credit Union, un'istituzione di microfinanza locale che opera in partnership con Kiva, ha già raccolto 696 dollari. Ne mancano 104.
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Rosemary Wanjiku Munyua di anni ne ha 57, vive con il marito e sei figli nella sua fattoria di Muranga, in Kenya, e possiede sei mucche da latte che le danno di che mangiare. Ha bisogno di 150 dollari per acquistare del mangime e altri prodotti per i suoi animali, e promette di restituire la somma entro 10 mesi.
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Sono solo alcuni dei piccoli imprenditori che riceveranno un micro-finanziamento (davvero micro) senza garanzie, in perfetto "stile Grameen Bank". Ma questa volta, il neo premio nobel per la pace, Muhammad Yunus, non c'entra. Il merito è di Kiva.org, un sito internet che, attraverso la partnership con una rete di istituzioni di microfinanza locali, si propone di mettere in contatto direttamente singoli finanziatori privati con i destinatari del prestito, (micro)imprenditori e imprenditrici che vivono in Paesi in via di sviluppo e hanno necessità di essere finanziati.
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"We just launched Kiva. Kiva is a startup focused on connecting lenders with micro-businesses online. Kiva is all about connecting people", scriveva il 28 ottobre del 2005 Mattew Flannerty, co-fondatore (insieme alla moglie Jennifer), e direttore di Kiva.org sul suo blog (http://kivachronicles.blogspot.com).
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Come è nata l'idea di costruire una rete di "prestatori al dettaglio?" Pare che i due coniugi decisero di dare alla luce Kiva.org al ritorno da un viaggio di lavoro in Africa, perché colpiti dalla notevole quantità e qualità di alcuni progetti imprenditoriali di villaggio. Lì già esistevano esperienze di microfinanza, realizzate da banche locali che prestavano pochi dollari per l'avvio di una piccola attività, spesso un commercio. Ma nei contesti rurali dell'Africa nera (e ovunque dove, specie nei Paesi in via di sviluppo, il mercato dei capitali e il sistema del credito presentano enormi imperfezioni), l'accesso al credito è ancora un'utopia per molti. Senza garanzie patrimoniali non si accede al finanziamento. E, comunque, chiedere denaro a prestito costa, soprattutto quando l'interlocutore sono le banche.
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Ecco, allora, l'idea di Kiva (che in lingua Swahili significa "accordo" o "unità"): creare una rete di collegamento tra prestatori e beneficiari sfruttando la capillarità di internet per finanziare, senza oneri eccessivi, micro-imprenditori dispersi in tutto il mondo, dal Messico al Kenya, dall'Afghanistan all'Indonesia, dal Camerun all'Ucraina fino all'arcipelago di Samoa, in Polinesia.
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In genere, si tratta di piccole somme, che difficilmente superano i mille dollari e che si possono facilmente coprire grazie ai contributi individuali di migliaia di "lenders", che prestano cifre anche molto piccole, da 25 dollari in su.
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Come si diventa "prestatori al dettaglio" diretti? Dalla home page di Kiva.org si può scegliere, innanzitutto, quale sarà il destinatario della piccola somma: di ogni richiedente, infatti, è fornita una breve presentazione, redatta dalla istituzione di microfinanza locale che opera in partnership con Kiva: come si chiama il potenziale beneficiario, da dove viene, quanti anni ha, di cosa si occupa, quali sono l'importo e la finalità del prestito richiesto, entro quando si impegna a restituire la somma, ha già ricevuto e restituito qualche finanziamento?. Tutte queste informazioni sono facilmente consultabili da ogni potenziale lender,che può scegliere in totale libertà quale persona o progetto sostenere, in base alle proprie preferenze e sensibilità.
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A questo punto, è necessario registrarsi al sito, stabilire l'importo della somma che si vuole prestare e, infine, effettuare il pagamento online con il servizio PayPal (senza commissioni), con la carta di credito o tramite assegno (solo per importi superiori ai 1.000 dollari). Le somma vengono quindi girate, ogni mese, direttamente all'istituzione di microfinanza che fa da referente locale, la quale provvederà a consegnare il denaro al destinatario e ad assicurarsi che la somma venga restituita nei tempi previsti.
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Questo non significa, tuttavia, che si tratti di un prestito garantito. Né la mfi (microfinance institutions) locale né, tanto meno, kiva.org sono infatti responsabili di un eventuale mancata restituzione del prestito. In questo caso, i soldi sono persi e non c'è nulla da fare. Tuttavia, fino a questo momento, le iniziative finanziate hanno fatto registrare un ottimo riscontro in termini di sofferenza: "ad oggi il tasso di restituzione è del 100%" scrive su Kiva.org Matt Flannerty. Per limitare il rischio di credito, ad ogni modo, i gestori del sito consigliano di "diversificare" il proprio "portafolio di beneficiari": meglio, allora, erogare 4 micro-finanziamenti di 25 dollari, piuttosto che uno solo da 100.
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E poi, ogni lender ha la possibilità di monitorare a distanza l'andamento dell'attività che ha deciso di sostenere, grazie ad un report periodico che viene inviato direttamente nella sua casella di posta elettronica, via e-mail, dal partner locale di Kiva.org. Di ogni istituzione di microfinanza locale, è consultabile online una scheda che racconta in sintesi la storia della sua collaborazione con Kiva.org, con tanto di numero di finanziamenti erogati, importo e durata media dei prestiti, tasso di sofferenza registrato e così via.
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D'altra parte queste istituzioni di microfinanza locale rappresentano un anello chiave della catena di contatti che sposta i soldi dalle tasche del singolo lender a quelle del destinatario prescelto. E non solo perchè le mfi sono responsabili dell'individuazione dei progetti e delle persone che sono meritevoli di essere finanziate. Ma anche perchè rappresentano il vero punto di riferimento del beneficiario, l'unico soggetto con cui questi entrerà fisicamente in contatto. Una rete capillare di istituzioni che operano direttamente nei contesti dove ci sono validi progetti micro-imprenditoriali ma mancano i soldi per sostenerli, e senza le quali ciò che Kiva.org ha realizzato, non sarebbe mai potuto esistere.
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Si è parlato, fin qui, di prestiti ma si è trascurato un punto fondamentale. È vero che si tratta di qualcosa di molto diverso da una donazione, in quanto la somma deve essere rimborsata dal destinatario alla mfi locale, la quale a sua volta, tramite Kiva.org, la restituirà al prestatore iniziale. Ma è anche vero che stiamo parlando di finanziamenti del tutto sui generis: avete mai sentito parlare di un prestito senza interesse? con Kiva.org, chi presta sa che non otterrà alcuna remunerazione per il capitale erogato.
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Dall'inizio del 2007, comunque, alle istituzioni di microfinanza locale, Kiva chiede il pagamento di una commissione del 2%, necessaria per coprire i costi di gestione. A sua volta, la mfi locale ha la possibilità di applicare tassi di interesse sulle somme prestate al singolo beneficiario. "Tuttavia, Kiva.org ha deciso di non collaborare con i partner locali che applicano tassi d'interesse troppo elevati", spiega Mattew. Una decisione necessaria, per evitare che un prestito iniziale senza interessi si trasformi in qualcosa di molto simile allo strozzinaggio.
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Il bilancio dell'iniziativa? "Kiva, nonostante la carenza di risorse, ha superato sfide gigantesche e ha avuto un impatto positivo sulla vita di migliaia di persone. E' una storia molto stimolante", racconta Matt Flannerty, sul suo blog. Ad oggi, 28 marzo 2007, sono stati prestati oltre 4 milioni di dollari. Ma l'organizzazione, con sede a San Frnacisco, ritiene che alla fine del 2007 si possa toccare quota 10 milioni di dollari.
Rosemary Wanjiku Munyua di anni ne ha 57, vive con il marito e sei figli nella sua fattoria di Muranga, in Kenya, e possiede sei mucche da latte che le danno di che mangiare. Ha bisogno di 150 dollari per acquistare del mangime e altri prodotti per i suoi animali, e promette di restituire la somma entro 10 mesi.
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Sono solo alcuni dei piccoli imprenditori che riceveranno un micro-finanziamento (davvero micro) senza garanzie, in perfetto "stile Grameen Bank". Ma questa volta, il neo premio nobel per la pace, Muhammad Yunus, non c'entra. Il merito è di Kiva.org, un sito internet che, attraverso la partnership con una rete di istituzioni di microfinanza locali, si propone di mettere in contatto direttamente singoli finanziatori privati con i destinatari del prestito, (micro)imprenditori e imprenditrici che vivono in Paesi in via di sviluppo e hanno necessità di essere finanziati.
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"We just launched Kiva. Kiva is a startup focused on connecting lenders with micro-businesses online. Kiva is all about connecting people", scriveva il 28 ottobre del 2005 Mattew Flannerty, co-fondatore (insieme alla moglie Jennifer), e direttore di Kiva.org sul suo blog (http://kivachronicles.blogspot.com).
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Come è nata l'idea di costruire una rete di "prestatori al dettaglio?" Pare che i due coniugi decisero di dare alla luce Kiva.org al ritorno da un viaggio di lavoro in Africa, perché colpiti dalla notevole quantità e qualità di alcuni progetti imprenditoriali di villaggio. Lì già esistevano esperienze di microfinanza, realizzate da banche locali che prestavano pochi dollari per l'avvio di una piccola attività, spesso un commercio. Ma nei contesti rurali dell'Africa nera (e ovunque dove, specie nei Paesi in via di sviluppo, il mercato dei capitali e il sistema del credito presentano enormi imperfezioni), l'accesso al credito è ancora un'utopia per molti. Senza garanzie patrimoniali non si accede al finanziamento. E, comunque, chiedere denaro a prestito costa, soprattutto quando l'interlocutore sono le banche.
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Ecco, allora, l'idea di Kiva (che in lingua Swahili significa "accordo" o "unità"): creare una rete di collegamento tra prestatori e beneficiari sfruttando la capillarità di internet per finanziare, senza oneri eccessivi, micro-imprenditori dispersi in tutto il mondo, dal Messico al Kenya, dall'Afghanistan all'Indonesia, dal Camerun all'Ucraina fino all'arcipelago di Samoa, in Polinesia.
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In genere, si tratta di piccole somme, che difficilmente superano i mille dollari e che si possono facilmente coprire grazie ai contributi individuali di migliaia di "lenders", che prestano cifre anche molto piccole, da 25 dollari in su.
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Come si diventa "prestatori al dettaglio" diretti? Dalla home page di Kiva.org si può scegliere, innanzitutto, quale sarà il destinatario della piccola somma: di ogni richiedente, infatti, è fornita una breve presentazione, redatta dalla istituzione di microfinanza locale che opera in partnership con Kiva: come si chiama il potenziale beneficiario, da dove viene, quanti anni ha, di cosa si occupa, quali sono l'importo e la finalità del prestito richiesto, entro quando si impegna a restituire la somma, ha già ricevuto e restituito qualche finanziamento?. Tutte queste informazioni sono facilmente consultabili da ogni potenziale lender,che può scegliere in totale libertà quale persona o progetto sostenere, in base alle proprie preferenze e sensibilità.
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A questo punto, è necessario registrarsi al sito, stabilire l'importo della somma che si vuole prestare e, infine, effettuare il pagamento online con il servizio PayPal (senza commissioni), con la carta di credito o tramite assegno (solo per importi superiori ai 1.000 dollari). Le somma vengono quindi girate, ogni mese, direttamente all'istituzione di microfinanza che fa da referente locale, la quale provvederà a consegnare il denaro al destinatario e ad assicurarsi che la somma venga restituita nei tempi previsti.
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Questo non significa, tuttavia, che si tratti di un prestito garantito. Né la mfi (microfinance institutions) locale né, tanto meno, kiva.org sono infatti responsabili di un eventuale mancata restituzione del prestito. In questo caso, i soldi sono persi e non c'è nulla da fare. Tuttavia, fino a questo momento, le iniziative finanziate hanno fatto registrare un ottimo riscontro in termini di sofferenza: "ad oggi il tasso di restituzione è del 100%" scrive su Kiva.org Matt Flannerty. Per limitare il rischio di credito, ad ogni modo, i gestori del sito consigliano di "diversificare" il proprio "portafolio di beneficiari": meglio, allora, erogare 4 micro-finanziamenti di 25 dollari, piuttosto che uno solo da 100.
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E poi, ogni lender ha la possibilità di monitorare a distanza l'andamento dell'attività che ha deciso di sostenere, grazie ad un report periodico che viene inviato direttamente nella sua casella di posta elettronica, via e-mail, dal partner locale di Kiva.org. Di ogni istituzione di microfinanza locale, è consultabile online una scheda che racconta in sintesi la storia della sua collaborazione con Kiva.org, con tanto di numero di finanziamenti erogati, importo e durata media dei prestiti, tasso di sofferenza registrato e così via.
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D'altra parte queste istituzioni di microfinanza locale rappresentano un anello chiave della catena di contatti che sposta i soldi dalle tasche del singolo lender a quelle del destinatario prescelto. E non solo perchè le mfi sono responsabili dell'individuazione dei progetti e delle persone che sono meritevoli di essere finanziate. Ma anche perchè rappresentano il vero punto di riferimento del beneficiario, l'unico soggetto con cui questi entrerà fisicamente in contatto. Una rete capillare di istituzioni che operano direttamente nei contesti dove ci sono validi progetti micro-imprenditoriali ma mancano i soldi per sostenerli, e senza le quali ciò che Kiva.org ha realizzato, non sarebbe mai potuto esistere.
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Si è parlato, fin qui, di prestiti ma si è trascurato un punto fondamentale. È vero che si tratta di qualcosa di molto diverso da una donazione, in quanto la somma deve essere rimborsata dal destinatario alla mfi locale, la quale a sua volta, tramite Kiva.org, la restituirà al prestatore iniziale. Ma è anche vero che stiamo parlando di finanziamenti del tutto sui generis: avete mai sentito parlare di un prestito senza interesse? con Kiva.org, chi presta sa che non otterrà alcuna remunerazione per il capitale erogato.
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Dall'inizio del 2007, comunque, alle istituzioni di microfinanza locale, Kiva chiede il pagamento di una commissione del 2%, necessaria per coprire i costi di gestione. A sua volta, la mfi locale ha la possibilità di applicare tassi di interesse sulle somme prestate al singolo beneficiario. "Tuttavia, Kiva.org ha deciso di non collaborare con i partner locali che applicano tassi d'interesse troppo elevati", spiega Mattew. Una decisione necessaria, per evitare che un prestito iniziale senza interessi si trasformi in qualcosa di molto simile allo strozzinaggio.
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Il bilancio dell'iniziativa? "Kiva, nonostante la carenza di risorse, ha superato sfide gigantesche e ha avuto un impatto positivo sulla vita di migliaia di persone. E' una storia molto stimolante", racconta Matt Flannerty, sul suo blog. Ad oggi, 28 marzo 2007, sono stati prestati oltre 4 milioni di dollari. Ma l'organizzazione, con sede a San Frnacisco, ritiene che alla fine del 2007 si possa toccare quota 10 milioni di dollari.

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